Cos’è la costruzione? Un meccanismo tra immaginazione e realtà

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Cos’è la costruzione?

La costruzione, un meccanismo molto diffuso e che tutti noi tendiamo ad utilizzare ogni giorno.

Ma alcuni più di altri, tanto da divenire pervasivo e ben poco funzionale.

Immaginazione e realtà… Noi individui viviamo questa costante diatriba interna. Sempre alla ricerca di un equilibrio tra ciò che viviamo nel concreto (ciò che sto vivendo e facendo in questo esatto momento), e ciò che immaginiamo (ciò che sto solo pensando, e potrò fare o essere tra un po’, e quindi letteralmente “costruisco” con la mente).

Noi individui essendo esseri molto mentali siamo veri maestri nella costruzione. E possiamo costruire in negativo oppure in positivo, con risultati ben diversi in termini di qualità della vita.

C’è da dire che per alcune persone il costruire in negativo può divenire un meccanismo fuori controllo, che non consente di funzionare in altro modo se non in questo.

Quando parliamo di costruzione occorre distinguere due aspetti, uno funzionale e uno che lo è molto meno:

  • Costruzione come progettazione
  • Costruzione come allontanamento dalla realtà vera, e di realtà negative e catastrofiche che non esistono
Costruzione e progettazione

Tutti i giorni ed in ogni momento della giornata noi individui costruiamo. In termini funzionali costruire significa progettare. Pensare a cosa farò tra 5 minuti, 2 ore, domani, tra un mese, tra qualche anno.

Chi di noi non ha progettato nella propria mente l’attività che farà tra qualche minuto, tra qualche mese, le proprie vacanze, quello che farà nel week end?

Chi di noi non ha costruito nella propria mente progetti importanti come un matrimonio, un figlio, il raggiungimento del lavoro dei propri sogni, una casa… e così via.

In tutte queste situazioni costruiamo, perché mentre siamo nel qui ed ora stiamo pensando al raggiungimento di tutte queste cose, ma ancora non le abbiamo, non ci sono nella realtà. Con la mente andiamo avanti e pensiamo a cosa otterremo tra un certo arco di tempo, cosa staremo facendo, con chi saremo, come staranno andando queste situazioni, ma non le stiamo davvero vivendo.

In tutto ciò non c’è nulla di strano, anzi si tratta di un meccanismo molto utile che se non ci fosse ci creerebbe non poche difficoltà.

Proviamo solo per un attimo a ragionare su questo aspetto. Se non fossimo forniti di questa capacità infatti non potremmo progettare nulla, ci comporteremmo a caso, non avremmo obiettivi, non potremmo neanche di conseguenza trovare la giusta motivazione per iniziare qualcosa di nuovo.

La capacità di vedere con la mente cosa vogliamo fare, dove vogliamo essere, con chi, avendo quali risultati. Ci da infatti la giusta spinta ad impegnarci in vista di altro, per creare e realizzare qualcosa di nuovo.

Costruzione e patologia

Ma come tutte le cose ciò che viene portato all’eccesso smette di funzionare, e finisce per crearci molti più svantaggi che vantaggi.

Quindi quando la costruzione diviene patologia?

Quando non usiamo più questa facoltà per pensare e progettare, ma per allontanarci dalla realtà finendo per confondere ciò che è reale da ciò che è fantasia.

Quando tendiamo a costruire nella nostra mente solo l’idea di come qualcosa potrebbe essere, senza averlo veramente vissuto o provato. Ed ebbene si tutte le paure sono sostenute proprio da questo meccanismo, dalla costruzione.

Con la nostra mente infatti possiamo letteralmente costruire ogni cosa, possiamo costruire convinzioni e paure su paure.

E Possiamo costruirle dove non ci sono, anche in situazioni che in realtà non hanno nulla di pericoloso, e non c’è limite.

La costruzione si verifica quando parto da un minimo dato e ci costruisco sopra molto di più.

Ad esempio in questo momento sento ansia quindi vuol dire che sta accadendo qualcosa di tremendo. Farò una determinata cosa e andrà in un certo modo…

Se inizio ad esempio a pensare che allontanarmi di casa sia pericoloso ed inizio ad evitare situazioni su situazioni a meno che io non sia accompagnata, un pensiero iniziale si trasformerà un po’ alla volta in una convinzione sempre più radicata, e difficile da rivedere e modificare.

Pensiamo a coloro che mettono in atto continui evitamenti perché letteralmente nella propria mente costruiscono pericoli su pericoli, presunti limiti, e difficoltà che impedirebbero la riuscita.

A coloro che soffrono di attacchi di panico, una difficoltà nella quale la costruzione è un meccanismo che consente di mantenerne il doloroso circolo vizioso.

Per alcuni di noi questi meccanismi assumono un aspetto talmente pervasivo da prendere il sopravvento. Portando l’individuo a smettere di funzionare in modo adeguato con tutto ciò che ne consegue.

Costruire diviene nel tempo un vero e proprio vizio. E la cosa peggiore è che colui che lo pratica finisce per percepirlo come un meccanismo così normale, tanto da non accorgersene.

Costruzione come problema, quale possibile soluzione

La soluzione sarà un po’ alla volta riabituarsi a tornare ad avere un buon contatto con la realtà.

Ricominciare a distinguere ciò che è vero (sta accadendo, presenza di dati oggettivi) da ciò che non lo è (non sta accadendo, lo sto pensando, immaginando, non ci sono dati oggettivi). E sarà necessario reimpararlo.

Perché è proprio questo il problema, la persona che costruisce in modo patologico non riesce più a distinguere ciò che è reale da ciò che non lo è. E sente come reale e tangibile ciò che non lo è affatto.

Occorrerà riabituarsi a godere della realtà e a viverla un passo per volta davvero.

Magari mettendosi nella condizione quando è possibile di andare a vedere, a provare, in modo da poter percepire come stanno davvero le cose.

L’evitamento infatti sostiene la costruzione. Se non vedo, se non provo non potrò come conseguenza fare altro che rimanere nella mia posizione disfunzionale.

Il non confrontarsi può sostenere la costruzione. Se non mi confronto avrò a disposizione solo le solite informazioni, e resterò fermo nella mia posizione, vedrò solo quello che voglio vedere.

Un meccanismo non positivo e certamente poco funzionale.

Andrà ricostruito il corretto equilibrio tra realtà e fantasia, e la capacità di mettere in atto come conseguenza le azioni più adeguate.

Un professionista può in tal senso dare un aiuto importante e decisivo.

Dott.ssa Monia Ferretti - Psicologa Psicoterapeuta

L’aspetto che più amo della mia professione è poter essere utile agli altri, vedere una persona che soffre, riprendere in mano la propria vita e tornare a sorridere è una cosa bellissima.

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