Come riconoscere il comportamento passivo-aggressivo e gestirlo in modo efficace

Comportamento passivo-aggressivo

Chi è la persona passivo-aggressiva?

Il passivo aggressivo è un individuo che fatica ad esprimere emozioni, sentimenti e bisogni. E proprio a causa di tale difficoltà dissimula ciò che prova. A volte omettendo del tutto ciò che sente e vorrebbe, a volte esprimendo qualcosa che corrisponde solo in parte o all’opposto di ciò che desidera.

Il passivo aggressivo quindi è colui che a volte non si esprime affatto, e che utilizza un silenzio contenente astio per covare dentro di sé ciò che prova e desidera davvero.

È colui che poi esprime con aggressività ciò che prova quando sarebbe stato sufficiente farlo presente sin da subito. È colui che dice si ma il realtà vorrebbe dire no o desidererebbe tutt’altro.

È colui che dice si ma poi non fa ciò che dice, procrastina, finge di dimenticare, o svolge in malo modo una certa azione o compito.

Allo scopo di portare indirettamente l’altro a capire ciò che vorrebbe o meno, ma senza esporsi in modo chiaro e responsabile proprio perché ne teme la reazione.

È colui che sceglie delle modalità di comportamento passive (poco chiare, e poco efficaci, ma al contrario ambivalenti e pericolose ai fini del funzionamento di una relazione) per esprimere la propria aggressività, il proprio disappunto, derivante dal non poter soddisfare i propri bisogni proprio perché di frequente inespressi o espressi in modo non adeguato.

Il passivo aggressivo quindi è una persona che spesso non riusciremo a decifrare nel momento in cui entreremo in relazione. Proprio perché esso stesso fatica profondamente nel conoscersi e nell’aprirsi in modo onesto all’interno di una relazione profonda.

È importante specificare che possiamo parlare di comportamento passivo aggressivo fintanto che tale modalità si presenta in modo sporadico. E con tali caratteristiche può essere infatti accaduto ad ognuno di noi.

Parleremo invece di personalità passivo aggressiva se si tratta di una modalità di gestione persistente, prevalente o l’unica che l’individuo conosce.

Perché si diventa passivo aggressivi?

Tra le cause di tale difficoltà rintracciamo un’educazione poco attenta nei confronti delle emozioni, dei sentimenti e dei bisogni del bambino.

Di frequente rintracciamo che tale modalità passivo aggressiva era già utilizzata da uno o entrambe i genitori come modalità di gestione del rapporto. Finisce quindi per essere appresa proprio perché unico modello di riferimento.

E che l’espressione del sentire e dei bisogni del bambino spesso venivano ignorati, negati, banalizzati, oppure aspramente criticati.

Insomma rintracciamo una persona alla quale è stato insegnato che è inutile dire apertamente e a volte anche pericoloso, perché esprimere può esporre a critiche, difficoltà o litigi, quindi meglio dissimulare e tenere per sé la verità.

Il passivo aggressivo quindi è una persona che in fondo ha imparato a conoscersi poco e che non sa gestire la parte più realistica di sé, e di frequente proprio per tali motivi rifugge dalle relazioni profonde (dove il farsi conoscere, aprirsi e gestire gli scambi diviene necessario).

Il comportamento passivo aggressivo in amore: come è possibile gestirlo?
Il comportamento passivo aggressivo reiterato quando incontra l’altro e l’amore può portare ad una serie di importanti difficoltà.

Come potrà infatti una persona che fatica a conoscere se stessa consentire ad un’altra di conoscerla?

Come potrà il soggetto passivo aggressivo “chiuso nel proprio bozzolo” costruire con l’altro una relazione funzionale e basata sullo scambio e la condivisione?

L’altro come potrà comprendere ciò che non viene espresso dal partner o che viene espresso in modo inadeguato?

Come dicevamo poco sopra di frequente queste persone infatti tendono a defilarsi rispetto alle relazioni importanti (siano esse amorose o amicali) proprio perché sentono che non potrebbero gestire ciò che essere comportano.

E al contrario prediligono relazioni fugaci, poco impegnative, superficiali in cui “rimanere nel mistero e chiusi nel proprio bozzolo possa in qualche modo funzionare”.

Per coloro che invece decideranno di concedersi al mondo delle relazioni e dei sentimenti, sarà fondamentale prendere consapevolezza del fatto che la modalità passivo aggressiva soprattutto se reiterata, non consente affatto di poter gestire al meglio una relazione.

Non consente di farsi comprendere né di costruire un rapporto.

A volte la persona che ne è affetta ne è consapevole a volte no quindi in questo caso sarà fondamentale anche l’apporto del partner, che possa far notare e aprire una sana riflessione sull’argomento.

Quando parliamo di comportamento passivo aggressivo e amore, è certamente consigliata innanzitutto una terapia individuale che porti la persona stessa che ne soffre, a migliorare il proprio rapporto con sé, con le proprie emozioni, sentimenti e bisogni.

Ci si concentrerà quindi su una certa tipologia di lavoro: apprendere ad ascoltare le proprie emozioni, dare loro un nome, ascoltare il proprio sentire (i propri pensieri e sensazioni), i propri bisogni, capire il proprio funzionamento, quando ciò si attiva, riconoscerlo e imparare ad agire in altri modi più utili, chiari e responsabili.

Sull’apprendere quindi nuove strategie per non giungere alla rabbia ma alla gestione della situazione.

Quindi ad esempio imparare a condividere/esprimere riconoscendone la non pericolosità, il chiedere, imparare ad accettare un possibile rifiuto, il mediare le proprie esigenze con quelle dell’altro.

Insomma sarà necessario apprendere una serie di capacità che la persona passivo aggressiva non è abituata ad utilizzare.

E che potranno metterla nella condizione di relazionarsi meglio, ed ottenere anche con maggiore probabilità un buon soddisfacimento dei propri bisogni personali.

Anche il partner potrebbe volendo essere coinvolto in qualche seduta in modo da apprendere come gestire il passivo aggressivo.

Ad esempio fargli notare in modo benevolo quando si innesca la modalità passivo aggressiva, spronarlo ad esprimere ciò che prova e come sia quindi possibile ed utile condividere, spronarlo a trovare una negoziazione.

Anche il partner è fondamentale che impari a gestire la modalità poco adeguata dell’altro anziché con rabbia/aggressività (infatti questo spingerebbe il passivo aggressivo a reiterare la propria modalità e a confermare a stesso la necessità di farlo) ma con gentilezza e benevolenza in modo da facilitare un nuovo apprendimento, la possibilità quindi di parlare, di ottenere validazione e sostegno rispetto al proprio sentire e ai propri bisogni.

Il partner potrà quindi essere di grande aiuto in questo percorso. Chiaramente solo all’interno di un piano condiviso in cui il partner passivo aggressivo si impegna in prima persona, a mettersi in discussione per apprendere nuove e più utili strategie relazionali.

Esistono certamente vari gradi attraverso i quali si manifesta il comportamento passivo aggressivo.

E più questa difficoltà si manifesterà in maniera eccessiva meno sarà possibile trovare una mediazione col partner, al contrario in forma più lieve sarà certamente più semplice è fattibile aprire e costruire un punto d’incontro e di sostegno reciproco tra i partner.

Da più di 15 anni, ascolto e aiuto persone concretamente a uscire da situazioni difficili, e riprendere in mano la propria vita o con la consulenza psicologica online o presso i miei studi di Padova e Treviso.

Dott.ssa Monia Ferretti - Psicologa Psicoterapeuta

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