Evitamento, un meccanismo di difesa pericoloso, come cambiare

evitamento come cambiare

Oggi parliamo di evitamento, un modello comportamentale altamente deleterio e molto diffuso.

Chi di noi non ha mai evitato o rinviato qualcosa che non aveva voglia di fare? Chi di noi non ha evitato situazioni o persone che temeva di affrontare? Questo è l’evitamento.

Occorre specificare che tutti noi qualche volta evitiamo. E che evitare solo qualche volta non presagisce alcun disturbo.

Cosa ben diversa è parlare di qualcosa che si ripete molto spesso, di un’ abitudine che diviene un vero e proprio stile di vita. E soprattutto non riuscire a comportarsi in altro modo.

Possiamo quindi parlare di disturbo da evitamento, quando tale condotta si presenta come una strategia reiterata nel tempo. E quando si tratta quasi o prevalentemente dell’unica strategia conosciuta e possibile.

Condizione alquanto deleteria, che porterà come è facilmente prevedibile, a vivere giorno dopo giorno serie difficoltà. E come conseguenza ad un serio abbassamento della qualità della vita.

Si tratta a volte di un vero e proprio modo di vivere ed affrontare la vita, altre un meccanismo circoscritto a specifici ambiti, ma non per questo meno deleterio e difficile da gestire.

Una modalità di funzionamento alquanto subdola, che in genere fa la propria comparsa presto. Ma della quale ci si rende conto tardi in età adulta, in quanto solo negli anni inizia a manifestarsi in tutta la propria natura.

A volte non ci si accorge neanche di attuarlo, non si riesce a dare un nome a ciò che accade, e si finiscono per imputare i propri problemi a tutt’altro.

Le difficoltà maggiori compaiono purtroppo durante l’età adulta. Proprio nella fase in cui noi individui crescendo, e divenendo maggiormente responsabili di noi stessi, dovremmo essere capaci di agire in maniera finalizzata per ottenere ciò di cui abbiamo necessità.

Dovremmo essere capaci di affrontare le difficoltà, ed avere quotidianamente ed in diversi ambiti della vita un atteggiamento attivo e funzionale.

L’evitamento purtroppo può divenire un grande problema quando impedisce di fare tutto questo. Non consente infatti all’individuo di essere attivo, di esporsi nel raggiungimento dei propri obiettivi, nel superamento delle difficoltà, di spendersi al meglio nei vari ambiti della propria vita.

E lo porta al contrario a vivere letteralmente “la vita in panchina”, non agendo, o mettendolo in condizione di agire al minimo delle proprie potenzialità.

Possiamo già da queste poche righe riflettere sulla portata che una condotta simile può avere sulla qualità della vita.

Vivere infatti “trascorrendo la vita in panchina”, in attesa che le cose accadano, finirà per non mettere di certo la persona in questione nella condizione di avere una vita gratificante e proficua.

Ma al contrario lo porterà a costruire una vita di rimpianti, rinunce ed occasioni mancate, con tutte le conseguenze negative che possiamo immaginare in termini emotivi.

Evitamento: quali le cause?

Cosa ci spinge ad evitare? Molto spesso alla base di tale condotta c’è l’emozione della paura.

C’è l’idea di non essere all’altezza di affrontare una certa situazione, e la vita stessa. E spesso la sopravvalutazione del pericolo connesso a ciò che cerchiamo con tutte le nostre forze di evitare.

Si tratta di qualcosa che pensiamo di non poter affrontare, e sul quale appunto proiettiamo tutte le nostre peggiori paure.

L’evitamento può riguardare qualsiasi cosa, e diviene un vero problema se utilizzato in dosi massive.

In quanto colui che lo attua, purtroppo finisce per “piantare” paletti su paletti (crearsi limiti su limiti) di cui non avrebbe realmente necessità, e tutti assieme in breve tempo si trasformeranno in una vera e propria prigione.

Una prigione che nel tempo diviene sempre più difficile da distruggere, e da cui “diviene improponibile evadere”.

Evitamento e abbassamento dell’autostima

Quali saranno le conseguenze di una tale condotta reiterata nel tempo? Un conseguente e sempre maggiore abbassamento dell’autostima, ed in seguito dell’umore.

Come potrebbe sentirsi altrimenti una persona che trascorre “la propria vita in panchina” ad osservare gli altri fare e provare a vivere? Immaginatelo solo per un attimo…

Il soggetto evitante possiede già di per sé una bassa autostima. E’ quindi già convinto di non poter fare, di non essere in grado.

Il non fare, il non agire, o agire il minimo possibile, il non affrontare le difficoltà, non farà altro che rafforzare tale convinzione.

E con il rafforzarsi di tali convinzioni l’umore purtroppo andrà sempre più giù.

Uno scoraggiamento destinato quindi ad aumentare. Meno faccio infatti, e meno vorrò fare, e meno potrò credere in me stesso.

Un autentico circolo vizioso che andrà spezzato.

Disturbo da evitamento come cambiare

Superare il disturbo da evitamento non è facile nè immediato, ma certamente possibile, affidandosi ad un terapeuta esperto che possa aiutare a sbrogliare l’intricata matassa sostenuta da tale condotta.

E’ possibile infatti un po’ per volta imparare nuove strategie. Bisognerà imparare pian piano a mettere in discussione le convinzioni disfunzionali che hanno sostenuto l’evitamento.

Provare ad agire e fare nuove esperienze correttive, che consentano di vedere che possiamo farlo, che siamo capaci.

E che nonostante le normali difficoltà che tutti possono incontrare siamo in grado.

La guarigione passerà attraverso il fare, che è appunto l’esatto contrario dell’evitare. E si tratterà di un fare lento e costante che rispetti i tempi dell’individuo.

Un individuo che deve appunto riabituarsi a fare, a mettersi in gioco, a partecipare davvero alla vita, ad affrontare anche le difficoltà.

Un fare passettino per passettino…con meno paletti e più azioni mirate e funzionali, per poter divenire individui completi, e finalmente iniziare a credere di più in se stessi.

Da più di 15 anni, ascolto e aiuto persone concretamente a uscire da situazioni difficili, e riprendere in mano la propria vita o con la consulenza psicologica online o presso i miei studi di Padova e Treviso.

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Dott.ssa Monia Ferretti - Psicologa Psicoterapeuta
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5 comments

  • Questo è esattamente il problema che mi ha rovinato la vita, in particolare gli ultimi 9 anni. Ne sono consapevole e mi ripeto continuamente la necessità di fare per riscoprire le mie capacità, che nego di continuo per paura di non scoprirmi all’altezza delle mie stesse aspettative. Sono stufo di vivere la “vita in panchina”, ho paura di aver rovinato i miei anni migliori, di essere continuamente “in ritardo”, di essermi inflitto dei tali danni che per quando sarò riuscito a rimarginarli sarà passato il periodo per goderne i frutti…penso che l’odierno meccanismo della società stessa bolli gli individui come me come inutili e inutilizzabili, destinati ad accontentarsi nella vita di quel poco al quale riescono ad aggrapparsi…e la parte peggiore è realizzare che non posso accusare nessuno di ciò, essendo io stesso l’artefice di questa scelta e il responsabile di tale reiterato esitazione. Spero che un giorno il piano dell’azione fisica riuscirà a detto detronizzare e spodestare la tirannia di questa mente inconcludente.

  • guarda lascia stare, io uguale, sono un inconcludente di natura. E me ne rendo conto a 26 anni, e ho paura che sia tardi per rimediare agli errori fatti

  • io ho 46 anni e soffro anch’io di questa condizione. in passato mi ha salvato il fatto che insegnavo attività fisica nelle palestre, ma serie di vicissitudini ho dovuto smettere e da due anni sento questo fardello sempre più grande. Ma si fa sempre in tempo a riprendersi e a goderne i frutti. Sono quattro anni ormai che sto affrontando un percorso di crescita personale con l’ausilio di tecniche corporee e un sostegno psicologico. Come dico io bisogna toccare il fondo per poter risalire. Io l’ho toccato e ora sto cominciando la mia risalita. Non abbattetevi! Prendete tutto il vostro coraggio, cercate qualcuno di veramente bravo e competente e fatevi aiutare a risalire la china. Viviamo la nostra vita come protagonisti perché Lei ci ha voluti in questo Mondo, diamole fiducia!!!Viviamo e godiamo della nostra vita perché ogni singolo essere umano ha in sé un tesoro ineguagliabile, Tiriamolo Fuori!!! Con affetto a chi cerca.

  • Ebbene si, ce la si può fare. Da un lato, imparando a ascoltare le proprie paure e accettarle come qualcosa che racconta qualcosa di noi ed è prezioso perché accettando le paure accettiamo noi stessi. Dall’altro, affrontandole a piccoli passi, perché solo così rompiamo un meccanismo subdolo per cui evitamento=conferma di incapacità=conferma di essere sbagliati. Iniziando ad affrontare la paura, invece, si rompe questo meccanismo. Con la paura di guidare in autostrada, arrivato a 40 anni e dopo 15 in cui la evitavo, che potevo fare? Dopo altri cambiamenti di vita nel frattempo, ho accettato un lavoro a 400 km da casa. Ogni settimana un viaggio andata e ritorno, un allenamento continuo e inevitabile… e risolutivo, almeno nel mio caso.
    Un giorno, non molto tempo fa, mi è capitato di farmi una domanda: a chi e per quale ragione stavo (o sto) dando questa conferma di essere sbagliato, di non riuscire? A me stesso o, magari invece, a qualcun altro da cui cerco amore, protezione, aiuto? La risposta la conoscevo già per la verità, ma di fondo c’è che le nostre paure ci conoscono meglio di noi.

  • Penso anch’io di soffrire di disturbo da evitamento. Timido e molto sensibile già a scuola, a livello familiare un fratello che mi criticava (ancora adesso) e non riconosceva nessun pregio in me, forse per gelosia. A scuola sono stato vittima di bullismo e anche nel lavoro di mobbing da persone che mi giudicavano debole e, ai loro occhi, di non valere nulla. Oggi ho un lavoro stabile che mi espone continuamente a rapportarmi con le persone. Cosa è cambiato? Sono diventato meno timido e riesco ad esprimermi con più facilità. Il problema più grande purtroppo riguarda le ragazze. A quasi 45 anni sono ancora single e sinceramente le speranze di trovarne una libera e carina diminuiscono a mio modo di vedere sempre di più. Nonostante le persone mi giudichino una brava persona con dei valori e molto simpatica, non ottengo gli stessi risultati con l’altro sesso, anche se sono simpatico. Che fare? Non lo nemmeno io. Ho conosciuto troppe persone sia sulla vita reale che sui social che non hanno fatto altro che umiliarmi e farmi pesare la cosa, facendomi capire che è tutta colpa mia. Tutti questi giudizi, che per queste persone dovevano servire a spronarmi, hanno invece sortito l’effetto contrario e cioè a farmi capire che per gli altri non valgo niente e che non riuscirò mai ad uscirne. Mi sono chiuso ancora di più in me stesso. Tutti sono campioni a giudicare gli altri, ma certe cose bisogna averle vissute sulla propria pelle per capire.

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