Dipendenza Affettiva: quali le Origini di tale Sofferenza?

Ogni eccesso nasconde sempre una carenza, una fragilità.

Colui che è solido, equilibrato e realizzato, non sente infatti la necessità di aggrapparsi a persone, sostanze o comportamenti disfunzionali.

Dipendenza affettiva: dove ha origine questo dolore

Tutto sembra avere inizio dalla famiglia. Colui che non ha fatto esperienza di relazioni sicure, accoglienti, amorevoli e di fiducia, rischierà di chiedere al partner la compensazione di tali mancanze.

Oppure all’opposto di sviluppare una modalità di funzionamento evitante, che lo porterà a rinnegare il proprio bisogno d’amore.

Colui che soffre di dipendenza affettiva sembra non aver portato adeguatamente a termine il proprio sviluppo affettivo.

Resterebbero così agganciato alla nostalgia di quel rapporto fusionale, caratteristico dei primi anni di vita.

Ed in seguito è molto probabile che vada a ricercare quelle stesse sensazioni di appagamento in modo disfunzionale, in una persona.

Dipendenza affettiva: un modo di illusioni

Colui che soffre di dipendenza affettiva vive in qualche modo di illusioni chiedendo all’altro anche se in modo implicito, di salvarlo da un passato doloroso e disfunzionale.

Vorrebbe come rientrare di quel debito affettivo accumulato nell’infanzia, ed esserne risarcito attraverso un rapporto esclusivo e totalizzante.

Dipendenza affettiva: un dialogo a tre

Non dobbiamo mai dimenticare che all’interno della nostra psiche saremo sempre in tre a dialogare: noi ed i nostri genitori.

E che non sempre tale dialogo si sarà ahimè svolto nel migliore dei modi (Chiaramente l’intento non è colpevolizzare nessuno in quanto ognuno da ciò che può dare e ciò che conosce, non è possibile dare ciò che non si ha, genitori compresi).

E’ attraverso infatti  il rapporto con i nostri genitori e in seguito con altre figure significative, con le quali saremo cresciuti, che apprenderemo il rapporto con l’altro.

Apprendiamo quindi l’amore da chi vediamo amare o non amare mentre cresciamo.

Mentre cresciamo viviamo una condizione di dipendenza dalla nostra famiglia, e sarà essa a fornirci tutte le istruzioni per l’uso, anche sull’amore.

E se siamo fortunati tutto ciò porterà in età adulta all’autonomia e all’indipendenza.

Ma non sempre tutto andrà per il verso giusto.

A volte il bambino verrà denigrato, svalutato, umiliato. Altre vezzeggiato in eccesso e crescerà non sperimentando mai la frustrazione, e con l’illusione di essere speciale.

Il primo fallimento suonerà quindi come qualcosa di insostenibile.

Entrambe queste situazioni sia il poco che l’eccesso, andranno a creare una ferita narcisistica, e quindi degli schemi disfunzionali che verranno  poi portati nelle relazioni future.

Il processo evolutivo del bambino dovrebbe chiudersi con il distacco dalle figure genitoriali interiorizzate. E questo gli permetterà di acquisire una propria individualità in modo completo.

Ma per potersi emancipare innanzitutto è necessario ci sia un legame, l’attaccamento alle figure che accudiscono, che può essere saldo e sicuro oppure incerto ed ambivalente.

Nel primo caso avremo la sensazione di un porto sicuro a cui poter sempre tornare. Nel secondo caso percepiremo il vuoto, la confusione, la non certezza di essere accolti, ed una perenne oscillazione tra la paura di allontanarsi ed il desiderio dell’indipendenza.

Ma se l’evoluzione non arriva al giusto compimento si può giungere ad una condizione di chiusura, oppure è possibile rimanere dipendenti e bisognosi.

Con molta probabilità quindi cercheremo di instaurare relazioni dipendenti, di aggrapparci all’altro come un’ancora di salvezza.

Ma per quanto un legame tra partner possa essere forte o devoto non potrà mai sostituire il legame genitoriale.

E non potrà mai compensare completamente ed in modo soddisfacente, una costante e forte fame d’amore.

Secondo la teoria psicodinamica la dipendenza affettiva può essere originata dal non aver interiorizzato mentre crescevamo una sicurezza che possa proteggerci da dentro.

Secondo alcuni studi occorrerà superare la paura di sentirci separati da chi ci accudisce. Soltanto se impariamo a stare in questo spazio vuoto potremo gestire l’assenza.

Se la madre percepisce il figlio capace di essere autonomo e gli rimanda questa immagine anche lui la farà propria.

Se invece lo pensa fragile ed incapace di provvedere da solo ai propri bisogni, esso si sentirà legato a qualcuno per esistere.

Dunque impariamo a pensarci sulla base di come siamo stati pensati.

Se non riusciremo ad evolvere verso una sana capacità di interiorizzare ciò di cui abbiamo bisogno (amore, fiducia, efficacia, senso di sicurezza) lo cercheremo fuori, e rischieremo di illuderci di poter trovare una soluzione nella dipendenza.

E fino a quando non ne diverremo consapevoli sarà anche ben poco ciò che potremo fare per cambiare la situazione.

Dipendenza affettiva e profezia che si auto avvera

Colui che soffre di dipendenza affettiva spesso da un punto di vista relazionale, finisce per cadere nel tranello della cosiddetta profezia che si auto avvera.

Avendo una bassa autostima ed un basso senso di autoefficacia, si convincerà di essere poco amabile e che quindi con grande certezza rimarrà solo.

Inizieranno allora verifiche e comportamenti inconsapevoli che un po’ alla volta spingeranno l’altro ad allontanarsi, per poi rincorrerlo ed implorare di restare.

Tendiamo ahimè a ripetere ciò che conosciamo.

La dipendenza affettiva è quindi un attaccamento tanto forte all’altro al punto di percepire di non poterne fare assolutamente a meno.

E tutto ciò si incontra purtroppo anche con la paura estrema di perderlo, e con la convinzione di essere poco degni d’amore e valore (appreso nell’ambito della propria storia di vita).

Un eterna diatriba che potrà quindi risolversi solo prendendosi finalmente in carico, e lavorando su di sé per giungere alla tanto agognata autostima, acquisire senso di efficacia, senso di valore personale, autonomia, capacità di vivere l’amore in modo sano.

Da più di 15 anni, ascolto e aiuto persone concretamente a uscire da situazioni difficili, e riprendere in mano la propria vita o con la consulenza psicologica online o presso i miei studi di Padova e Treviso.

Dott.ssa Monia Ferretti - Psicologa Psicoterapeuta

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