Lasciare le cose a metà: perché non riesco a farle?

Lasciare le cose a metà

Oggi vorrei parlarvi di un meccanismo perverso che molti di noi purtroppo conoscono bene, essendone ahimè quotidianamente vittime più o meno consapevoli.

Mi riferisco a quel meccanismo deleterio che ci porta a vivere non a pieno. Provando purtroppo ad agire solo a metà, ma abbandonando poi ogni volta, o troppo di frequente e troppo presto, senza portare realmente a termine nulla.

Insomma alcuni di noi hanno un pò troppo spesso la “mania di lasciare le cose aperte”, di iniziarle ma poi lasciare le cose a metà.

A tutti noi è capitato, e non si tratta di un vero problema se è accaduto qualche volta. Ma lo diventa se si tratta di una strategia utilizzata troppo spesso o addirittura dell’unica strategia di funzionamento possibile.

Finire ciò che si inizia un elemento necessario

Finire ciò che si inizia è importante non è affatto qualcosa di secondario, ma al contrario è fondamentale ed è anche ciò che da davvero senso a quello che facciamo. Capirne i motivi è alquanto semplice ed intuitivo.

Finire ciò che si inizia è l’unico vero modo infatti per mettersi davvero in gioco, e poter quindi raccogliere dei risultati positivi e soddisfacenti.

Lasciare le cose a metà invece significa innanzitutto non mettersi probabilmente in gioco del tutto, e di conseguenza non ottenerne alcuna soddisfazione concreta.
Lasciare le cose a metà significa provare solo un po’, ma ahimè non abbastanza.

Di solito infatti se vogliamo ottenere un qualsiasi risultato non è sufficiente provare solo un pò. Solo un po’ non equivale al necessario, che al contrario è ciò che realmente dobbiamo mettere in campo in qualsiasi ambito per giungere ad un risultato.

Lasciare le cose in sospeso è indice di poca convinzione, poco impegno, a volte di paure ed insicurezze, che non ci consentono di andare fino in fondo.

Proviamo a fare qualche esempio. Se voglio laurearmi dovrò essere disposto ad andare fino in fondo, servirà a poco lasciare le cose in sospeso.

Se voglio conoscere e farmi conoscere dalle persone, dovrò mettermi davvero in gioco altrimenti rischio di rimanere solo ai margini di una vera relazione, sia essa amicale o sentimentale.

Se voglio costruire qualcosa di nuovo ad esempio un’attività, un progetto, dovrò provarci davvero, e non mollare troppo presto altrimenti non potrò mai sapere come andrà a finire, né raccogliere dei veri risultati.

Depressione-procrastinazione

E’ scontato ma necessario sottolineare, quanto tale atteggiamento reiterato con ostinazione sia altamente deleterio per la qualità della vita.

E quanto tutto questo nasconda alla base una bassa autostima, ma contribuisca anche attivamente ad abbassare e distruggere sempre più la poca autostima esistente.

Il messaggio che infatti né riceviamo come un boomerang, è non riesco, non sono capace, non posso fare nulla di buono, non mi va mai bene nulla…e così via.

Ognuno di noi infatti si rende ben conto di cosa o meno funziona nella propria vita e che a volte c’è qualcosa che non va.

La mia esperienza quindi mi porta a poter dire che l’unica conseguenza di tutto ciò non potrà che essere uno stato di malessere, che tenderà a peggiorare nel tempo se non opportunamente trattato.

Finire ciò che si inizia quali possibili soluzioni

Direi che il primo fondamentale passo verso la soluzione è prendere atto della presenza di tale difficoltà. In quanto possiamo occuparci solo di ciò che vediamo, e non altrimenti di ciò che neghiamo anche a noi stessi.

Dico questo perché per qualcuno non è scontato riuscire a fare questo primo passo. C’è da dire purtroppo che noi individui a volte siamo davvero bravi ad auto ingannarci, a raccontarcela, pur di non affrontare un problema in atto.

Il secondo fondamentale passo da fare è essere disposti a mettere in discussione la modalità al solito utilizzata. Ed essere disposti ad imparare col tempo, e con l’ausilio dell’esercizio, alcune doti che sono necessarie per riuscire a finire ciò che si inizia.

Mi riferisco alla pazienza, la capacità di gestire l’impulso di evitare o mollare alle prime difficoltà, la perseveranza e la resistenza, la gestione dei pensieri e delle emozioni che inevitabilmente si innescheranno mentre proviamo a fare qualcosa, tra cui ad esempio la frustrazione.

Tutte risorse che colui che è abituato a lasciare le cose a metà non conosce e non è abituato ad utilizzare. E proprio per questo motivo risultano essere deboli o quasi inesistenti.

Lavorando seriamente su tali aspetti, è possibile fare davvero molto ed intraprendere un ottimo processo di cambiamento. Correndo il rischio come conseguenza di poter accedere ad una migliore e più soddisfacente qualità di vita.

Come dico sempre ai miei pazienti: “non è importante da dove parti, tu continua a provarci, e prima o poi scoprirai di essere più competente di quanto pensi”.
Con il giusto sostegno che posso darti, impegno, voglia di mettersi in gioco, e le giuste modalità tutto può cambiare.

Come psicoterapeuta, da più di 12 anni ascolto ed aiuto persone concretamente ad uscire da situazioni difficili, e riprendere in mano la propria vita.

Dott.ssa Monia Ferretti

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