La tristezza a cosa serve? Un emozione da non soffocare per poter rinascere…

Tristezza

La tristezza è un’emozione che tutti noi conosciamo. Nell’arco della nostra vita l’abbiamo certamente provata più volte e per numerose vicissitudini.

Possiamo averla provata in seguito alla perdita di una persona cara, per la fine di una storia d’amore, in seguito al fallimento di un progetto per noi molto importante, per cambiamenti imprevisti e difficili da gestire come la perdita di un lavoro, e molto ancora…

L’emozione della tristezza si innesca ogni qualvolta ci troviamo  a vivere una perdita.

E sopraggiunge come qualsiasi altra emozione per dirci qualcosa. In questo caso il messaggio  che vuole trasmetterci è che occorre fermarsi, capire cosa o chi abbiamo perso, e piangere tutte le lacrime necessarie.

Affinché il dolore per la perdita subita possa essere elaborato, e questa ferita possa un po’ alla volta cicatrizzarsi, per ripartire con rinnovata energia.

Al contrario se tutto questo non viene fatto quel dolore rimane all’interno, e può continuare a farsi sentire anche a distanza di anni. Da tutto ciò potrebbero scaturirne  anche dei veri e propri vissuti depressivi.

La tristezza a cosa serve?

Anche se la tristezza viene erroneamente considerata un emozione spiacevole e quindi qualcosa da non provare, è in realtà necessaria alla stregua di tutte le altre emozioni.

E non è la tristezza in sé ad essere sbagliata, ma un educazione volta ad un suo mascheramento. Un educazione che cerca  di allontanarci da tutte quelle emozioni ritenute non piacevoli, e che ci plasma al contrario  per essere sempre simpatici, produttivi, costantemente in competizione gli uni con gli altri.

Un educazione nella quale sembra non esserci molto spazio per la sofferenza, la fragilità, il dolore. Ed è a causa di ciò che ogni giorno molti di noi indossano il miglior sorriso che hanno e vanno fuori ad interpretare la vita.

Peccato che tutto questo non può funzionare, in quanto un dolore non elaborato non scompare semplicemente,  ma potrebbe organizzarsi in modo tale da fare più male.

Ed è proprio a questo che serve la tristezza. A dare il giusto spazio al dolore, affinchè non continui a fare male. Ma al contrario sia possibile ripartire e riconnettersi con le proprie risorse.

Quindi il dolore e la tristezza non vanno nascoste ma  sentite e vissute, in modo tale da trovare la giusta collocazione e la giusta energia per tornare in campo.

Viversi i momenti di tristezza: perché è importante?

La tristezza a volte occorre concedersela, perché sentirla da la possibilità di vivere ed elaborare ciò che sentiamo. E anche perché ci da la possibilità di poter chiedere aiuto e sostegno a coloro che ci sono vicini. Una risorsa alla quale altrimenti non possiamo accedere, continuando a dirci che va tutto bene e che non necessitiamo di nulla.

A volte l’emozione reale la tristezza viene sostituita da altre emozioni come la rabbia, oppure da comportamenti come la chiusura,  allo scopo di non fare i conti con il dolore. Anche tale tentativo non può dare buoni frutti, ma piuttosto creerà delle altre difficoltà a noi e alle nostre relazioni.

Come uscire dalla tristezza: Qual è la strada più funzionale?

Fare i conti con la tristezza stessa e la perdita, con il dolore che proviamo, ammetterlo a noi stessi e con chi ci è accanto. Viverlo, piangere se serve, e un po’ alla volta accettarlo, per poter capire quale direzione prendere e come comportarsi.

Quindi fermarsi un attimo viversi i momenti di tristezza, comprenderli e non negarli, per poter ripartire con nuovo vigore e nuove soluzioni. Ed essendo davvero noi stessi, non individui che  fingono ad ogni costo la felicità.

Come psicoterapeuta a padova e psicologo online, da più di 12 anni ascolto ed aiuto persone concretamente ad affrontare questi momenti particolari legati alla tristezza.

Dott.ssa Monia Ferretti

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L’aspetto che più amo della mia professione è poter essere utile agli altri, vedere una persona che soffre, riprendere in mano la propria vita e tornare a sorridere è una cosa bellissima.

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